Ipertensione arteriosa resistente

Ipertensione

L’ipertensione arteriosa sistemica colpisce circa il 33% della popolazione italiana. Di questi pochi sono i soggetti che nonostante la terapia raggiungono e mantengono nel tempo il goal pressorio. Rappresenta il principale fattore di rischio associato ad un incremento di morbidità e mortalità cardiovascolare.

DEFINIZIONE

L’ipertensione resistente viene definita come valori pressori superiori a 140/90 mmHg nonostante una terapia combinata di tre farmaci di classi diverse fra cui almeno un diuretico a dose ottimale.

L’American Heart Association ha incluso nella definizione di ipertensione resistente anche quelle forme che necessitano, per essere controllate, dell’uso di 4 o più farmaci anti-ipertensivi. Sebbene, questa ultima definizione possa sembrare arbitraria aiuta a identificare una classe di pazienti ad elevato rischio cardiovascolare. Ipertensione resistente non è l’equivalente di ipertensione non controllata poiché in quest’ultima categoria rientrano pazienti che non raggiungono il goal pressorio per cattiva aderenza, inadeguati regimi di trattamento o ipertensione secondaria le cui cause sono molteplici e fra queste: l’età avanzata, alto introito di sale, insufficienza renale, uso di FANS, contraccettivi, OSAS, iperaldosteronismo primitivo.

La prevalenza d’ipertensione resistente può variare dal 5% nei pazienti visitati nel contesto della medicina di base sino al 50% nei pazienti afferenti a unità nefrologiche per insufficienza renale moderata-severa. L’incidenza di ipertensione resistente è difficile da stimare; fra il 2002 e il 2006 era di circa il 2%. Aspetto molto importante è distinguere fra resistenza e pseudo resistenza le cui cause sono, ad esempio, l’utilizzo di bracciali troppo piccoli rispetto alla circonferenza del braccio, l’effetto white-coat, la non aderenza terapeutica.

Un recente lavoro ha mostrato che pazienti con ipertensione resistente hanno un incremento significativo di avere eventi cardiovascolari rispetto agli ipertesi non resistenti. Da tutto ciò è evidente che l’ipertensione resistente resta ancora una sfida difficile e dagli esiti incerti .

Recenti acquisizioni in merito al trattamento

Negli ultimi anni, a tal proposito, sono state messe a punto tecniche di natura invasiva non farmacologica con lo scopo di superare tale problema clinico. Fra queste, COME ESTREMA RATIO la denervazione renale bilaterale mediante catetere stimolatore in radiofrequenza sta trovando spazio nella pratica clinica poiché metodo innovativo e alternativo. Il razionale di tale approccio terapeutico nella gestione dei pazienti affetti da ipertensione arteriosa resistente nasce dall’assunto che l’interruzione dei nervi efferenti ed afferenti renali del sitema nervoso simpatico renale è in grado di diminuire in modo efficace e prolungato nel tempo la pressione arteriosa.  Altra opzione terapeutica a carattere interventistico è il posizionamento di stimolatori elettrici che utilizzano un principio simile a quello dei pacemaker cardiaci con elettrodi che, tramite un piccolo intervento chirurgico, vengono 'tunnellizati' sottocute e collegati ad un generatore impiantato in sede sottoclaveare. Quelli di ultima generazione sono monolaterali. Dopo un perido variabile va sostituita la batteria.

Compito del nostro centro è valutare accuratamente le cause eliminabili di mancato raggiungimento del goal pressorio e laddove si giunga in via definitiva a diagnosi di ipertensione resistente avviare il giusto percorso clinico-terapeutico tagliare su misura al singolo paziente.

Disclaimer. Questo sito web propone contenuti a scopo informativo e di prevenzione e, in nessun caso, tali contenuti possono costituire la prescrizione di un trattamento o sostituire la visita specialistica e il rapporto diretto con il medico.

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20/03/2015 - 13:26

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