La terapia per le dislipidemie oggi

Dislipidemia

Nei pazienti con ASCVD ad alto rischio per la coesistenza di più fattori di rischio CV, per un pregresso evento coronarico o cerebrovascolare o per la presenza di una sindrome coronarica acuta si ritiene “ragionevole” un target di C-LDL <70 mg/dl.

La percentuale di riduzione del C-LDL varia, a seconda del tipo e del dosaggio della statina utilizzata, fino ad una riduzione massima del 55%. Un’ulteriore riduzione del 20% si può ottenere associando alla statina l’ezetimibe o una resina a scambio ionico che riducono l’assorbimento intestinale del colesterolo. Nei pazienti con dislipidemie familiari, con livelli di C-LDL >190 mg/dl, non sempre è possibile raggiungere un target di C-LDL <70 mg/dl.

In questi pazienti è accettabile una riduzione di almeno il 50% dei livelli basali. In presenza di dislipidemia mista, caratterizzata da un aumento associato di colesterolo e trigliceridi, la riduzione del colesterolo non HDL (C-non HDL), che rappresenta il colesterolo contenuto non solo nelle LDL ma anche nelle VLDL, viene ritenuto un indice più accurato del C-LDL. La dislipidemia mista viene considerata fortemente aterogena poiché comporta un aumento in circolo di LDL piccole e dense, particolarmente patogene. L’uso del solo fibrato, in prevenzione primaria o in prevenzione secondaria, comporta una riduzione del 10% degli eventi CV maggiori, prevalentemente coronarici, ma non una riduzione dell’ictus, della mortalità cardiovascolare e della mortalità totale. La terapia farmacologica dell’ipertrigliceridemia, isolata o associata all’ipercolesterolemia, viene raccomandata quando il livello dei trigliceridi supera i 500 mg/dl.

 

Dislipidemia e Prevenzione primaria della malattia cardiovascolare aterosclerotica.

Nel 1988 il National Cholesterol Education Panel (NCEP) degli Stati Uniti ha fornito le linee guida per la classificazione, il trattamento e il follow-up di soggetti con ipercolesterolemia. Sono state allora introdotte le dizioni di livelli di colesterolo totale “desiderabile” (<200 mg/dl), “borderline” (200-239 mg/dl) ed “elevato” (>240 mg/dl) Nel 2002, l’Adult Treatment Panel III (ATP III) del NCEP ha sostituito il concetto di rischio colesterolo-dipendente con il concetto di rischio assoluto del paziente. Il rischio assoluto è stato stratificato in tre livelli (alto, moderato e basso) tenendo conto di tre componenti: la presenza di coronaropatia o di equivalenti coronarici, il numero di fattori di rischio noti per cardiopatia ischemica e la valutazione del rischio coronarico a 10 anni derivato dal Framingham prediction score. Da ultimo, la European Society of Cardiology, l’American Heart Association e l’American College of Cardiology hanno negli ultimi tempi linee guida che aprono nuovi orizzonti nella gestione delle dislipidemie dei nostri pazienti. Ciò che oggi si evince con forza è la necessità di agire farmacologicamente al fine di ridurre il rischio cardiovascolare partendo proprio per la scelta terapeutica sul singolo dal rischio cardiovascolare stesso.

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