Diabete mellito

Diabete

Il diabete mellito di tipo 2 (DM2) è una patologia poligenica ad eziologia multifattoriale in cui fattori genetici e ambientali, interagendo in vario modo, determinano la comparsa di diverse alterazioni metaboliche, tra le quali l’iperglicemia rappresenta il parametro classicamente utilizzato a fini diagnostici e terapeutici. Il DM2 si manifesta con gradi variabili di insulino-resistenza, alterata secrezione insulinica e incremento della produzione di glucosio.

La patologia diabetica mostra una chiara tendenza, in tutti i paesi industrializzati, ad un incremento sia dell’incidenza che della prevalenza. Il rischio di sviluppare il DM2 in un soggetto con entrambi i genitori affetti dalla malattia può raggiungere il 40%. La maggioranza di tali pazienti è obesa e anche coloro che non vengono considerati obesi secondo i criteri tradizionali (BMI) presentano frequentemente un incremento del grasso viscerale il cui valore predittivo per l’insorgenza della malattia diabetica è superiore al BMI stesso.

Come già detto, infatti, il valore della circonferenza addominale in cm è nei criteri per la diagnosi della Sindrome Metabolica. Le alterazioni della regolazione glicemica comprendono l’Iperglicemia a digiuno (IFG) e la Ridotta Tolleranza al Glucosio (IGT) condizioni intermedie fra normale omeostasi glucidica e diabete.

Nell’arco di 3-5 anni, il 25% dei soggetti con disglicemia progredisce verso il diabete, il 50% rimane stabile, mentre nel restante 25% si registra una condizione di normale tolleranza glucidica. La storia naturale che da uno stato di normale tolleranza glucidica porta al DM2 attraversa, infatti, diversi stadi che vanno dalla insulino-resistenza, all’iperinsulinemia compensatoria con progressione verso l’intolleranza glucidica fino ad arrivare al diabete franco. Quest’ultimo si manifesta quando la disfunzione delle beta cellule è tale da non riuscire più a compensare il carico glucidico. Esiste una stretta relazione lineare fra diabete e malattie cardiovascolari.

Negli ultimi anni, la terapia farmacologica è stata implementata dall’introduzione di numerose molecole grazie alla miglior conoscenza dei meccanismi molecolari alla base della malattia diabetica. Oggi abbiamo a disposizione :

  • SECRETAGOGHI
  • BIGUANIDI
  • TIAZOLIDINEDIONI
  • AGONISTI del recettore GLP-1
  • INIBITORI della DPP-4

Fino a pochi decenni fa la terapia ipoglicemizzante del diabete mirava a minimizzare i sintomi legati all’iperglicemia (poliuria, polidipsia, astenia), a correggerne gli eventuali segni clinici (magrezza) e a contrastare la comparsa di complicanze acute come infezioni, chetoacidosi (nel diabete di tipo 1) e sindrome iperosmolare (nel tipo 2). Per conseguire tali obiettivi era sufficiente in genere mantenere la glicemia intorno a 200 mg/dl. Solo negli ultimi 10-15 anni è stato inequivocabilmente dimostrato che una drastica riduzione della glicemia, con 1-2 punti percentuali in meno di Emoglobina glicosilata si traduce in un minor rischio di sviluppare le complicanze micro- e macrovascolari del diabete.

Gli obiettivi glicemici della terapia oggi sono:

  • GLICEMIA A DIGIUNO E PRE-PRANDIALE 90-130 mg/d
  • GLICEMIA POST-PRANDIALE< 180 mg/dl
  • HbA1c < 7

 

Chi deve essere sottoposto a screening per diabete?

Lo screening va effettuato nei soggetti a rischio per la diagnosi precoce di ARG e diabete, compreso il diabete gestazionale poiché la diagnosi precoce del diabete permette di attuare interventi farmacologici e/o non farmacologici per ritardare le complicanze metaboliche e cardiovascolari. Tale screening va esteso anche all’età pediatrica-giovanile.

L’individuazione dei soggetti a rischio elevato di sviluppare diabete mellito di tipo 2, rappresenta un presidio fondamentale delle strategie di PREVENZIONE per ottimizzare gli interventi, sia dal punto di vista clinico che economico. L’identificazione dei casi di diabete mellito tipo 2 misconosciuti è una priorità.

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