Fibrillazione atriale

Fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale è la più frequente aritmia cardiaca con una prevalenza stimata fra l’1 e il 2% nella popolazione generale.
Più di sei milioni di Europei sono affetti da fibrillazione atriale (FA) e la sua prevalenza incrementerà di 2.5 volte nei prossimi 50 anni.
La FA ha numerose conseguenze sul piano clinico, con un incremento del rischio di morbilità e mortalità, e la loro prevenzione dovrebbe essere l’obiettivo principale nella gestione di tale aritmia.
Infatti, pazienti con fibrillazione atriale presentano rischio raddoppiato di morte nonché rischio incrementato di stroke (ictus) sia ischemico che emorragico.
Le condizioni associate all’aritmia come sappiano sono diverse ed includono ad esempio:

  • Ipertensione arteriosa sistemica
  • Insufficienza cardiaca cronica
  • Valvulopatie
  • Coronaropatia
  • Disfunzioni tiroidee
  • Diabete mellito

L’espressione clinica della fibrillazione atriale è variabile. Spesso si presenta in modo asintomatico o peggio la prima manifestazione può essere proprio lo stroke.
Da tutto ciò si evince come screening e diagnosi precoce di tali episodi aritmici sia di fondamentale importanza nell’ottica di una strategia preventiva cardiovascolare.
Per fare stime approssimative possiamo affermare che il 25-30% degli adulti nella popolazione generale e più del 50% di quelli con più di 65 anni sono ipertesi.
Valutare e trattare tutte le condizioni che possono favorire l’insorgenza di tale aritmia inoltre appare fondamentale in un Dipartimento di Prevenzione Cardiovascolare.
Laddove, nonostante la terapia farmacologica, il paziente diventi fibrillante si può agire in maniera diversa a seconda del quadro clinico.
La gestione della fibrillazione atriale consiste nel tentativo di cardioversione farmacologica o elettrica precoce in sicurezza dal punto di vista del rischio cardioembolico (gestione ospedaliera) oppure nella cronicizzazione della stessa con controllo della frequenza di risposta ventricolare.
Inoltre, la scelta della terapia anticoagulante si basa su scores appositi per la stratificazione del rischio tromboembolico da un lato ed emorragico dall’altro.
La ricerca scientifica ci ha dotato, oramai, di numerose molecole fra cui le più recenti sono gli inibitori del fattore X attivato o gli antitrombinici che stanno rendendo la gestione dei pazienti fibrillanti di prevalente pertinenza cardiologica.
Per tale motivo, il nostro Dipartimento ha particolarmente a cuore sia la prevenzione della fibrillazione atriale sia la prevenzione dei fenomeni tromboembolici e per questo ha dedicato una giornata a settimana a questa tipologia di pazienti.

Disclaimer. Questo sito web propone contenuti a scopo informativo e di prevenzione e, in nessun caso, tali contenuti possono costituire la prescrizione di un trattamento o sostituire la visita specialistica e il rapporto diretto con il medico.

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